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Ripara e crea valore con il Kintsugi

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Da piccola ero molto sbadata. Cadevo in continuazione e rompevo spesso gli oggetti in casa. Non lo facevo di proposito.

Ricordo ancora l’adorata collezione di papere in ceramica sul camino dei miei in campagna. Decapitate dalla prima all’ultima. La collezione fu ritirata pian piano dall’esposizione, anche se io mi ero offerta di ripararla.

Probabilmente la mia ritrosia odierna verso ninnoli e soprammobili si lega a questi episodi d’infanzia.

Eppure tempo fa ho ricevuto in regalo un bellissimo piatto, della serie Kintsugi di Seletti. Un piatto nato dall’unione con altre ceramiche rotte e dove le fratture vengono glorificate da inserti d’oro…Questo si che è un piatto! Perchè non l’ho fatto anche io con le papere sul camino?

Comunque. Tornando al piatto, l’ho osservato a lungo, chiedendomi come il design del Sol Levante, abbia rivoluzionato l’equazione: oggetto che si rompe si butta. Per i giapponesi, infatti, le fratture sono tutt’altro che difetti, ma caratteristiche da riparare ed enfatizzare per trasformare una ceramica, ad esempio, in qualcosa di valore ed unico: Kintsugi.

Cos’è il Kintsugi

Come accennavo all’inizio, la prima volta che ho sentito parlare di Kintsugi, è stato grazie ad un piatto. Da lì mi sono incuriosita ed ho pensato di approfondire questa filosofia che incoraggia ad abbracciare le nostre imperfezioni in un atto di auto-trasformazione e che si intreccia ad altre filosofie giapponesi:

  • Wabi-sabi: la credenza nella bellezza delle imperfezioni;
  • Mottainai: il rimpianto delle cose sprecate;
  • Mushin: l’accettazione del cambiamento e del destino.

Non c’è niente da fare, i giapponesi ne sanno sempre di più! Ognuno di noi racchiude delle cose che si sono rotte ma, piuttosto che nasconderle, potrebbe abbracciarle. Questa filosofia insegna che quando guariamo, non diventiamo nuovamente “nuovi”, ma ci rifacciamo in qualcosa di speciale ed unico: esattamente come i pezzi di un piatto-kintsugi.

La prospettiva offerta

Durante la nostra vita personale e professionale, sperimentiamo picchi di gioia e momenti dolorosi. Questi possono rappresentare una serie di situazioni difficili: un errore sul lavoro, un divorzio o una lotta continua con i nostri difetti. Ecco allora che la filosofia giapponese del Kintsugi ci offre una prospettiva diversa per affrontare queste situazioni, dandoci così una seconda chance.

Kintsugi significa letteralmente “ricongiungimento d’oro“. Risalente al quindicesimo secolo, questa tecnica di restauro di pezzi di ceramica rotti consente di ricongiungere le parti usando della lacca mescolata a polvere d’oro o d’argento. Dal punto di vista del Kintsugi, la frattura non va coperta ma andrà ad aggiungere valore all’oggetto, donandogli una storia distintiva ed una bellezza che originariamente gli mancava.

E se questa idea di trovare la bellezza nella rottura l’applicassimo anche alla vita? Come un prezioso antidoto al perfezionismo che il più delle volte funge da blocco al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Perchè quando ci aspettiamo che tutto sia perfetto, compresi noi stessi, avviamo solo una sfiancante ricerca di conferme dove i nostri standard diventano limitanti, restrittivi e malsani.

Come coltivare un approccio Kintsugi

Ecco tre consigli per portare un po’ di questa filosofia all’interno delle nostre vite, per sviluppare la resilienza e facilitare la comprensione del fallimento.

Scopri il possibile nell’impossibile

Nascondere i tuoi errori sotto il tappeto è inutile, e lo stesso vale nel rimanere bloccati in una mentalità da vittima. È necessario guardare il fallimento dritto negli occhi ed accettarlo come realtà dei fatti. Comprendere quali sono le cose che possono essere riparate, migliorate e cambiate darà spazio a nuove opportunità che non avevamo preso in considerazione.

Ripara e crea valore

Se hai subito una grave battuta d’arresto, non farti sopraffare dalla smania di superarla. Sii paziente: datti il tempo necessario per metabolizzare e ricostruire. Se la situazione è stata causata da tuo errore, affrontala con lo spirito di imparare e migliorare. Non cercare di tornare al modo in cui le cose erano, non è possibile. Anche perchè, se ricordi, Kintsugi non copre le crepe per farle sembrare nuove. Le incorpora e le fa diventare parte integrante del design: da rotto a trasformato.

Ci dice di dare valore alle nostre esperienze, perché quando iniziamo a farlo, ci rendiamo conto che sono solo le schegge e le scalfiture della vita che aggiungono valore ad essa.

Prendi possesso della tua storia

Come Kintsugi mette in risalto le fratture per aumentare la bellezza, potremmo imparare ad apprezzare ciò che abbiamo imparato dagli errori. Sei diventato più attento ai dettagli? Oppure hai scoperto una natutale propensione a sperimentare l’imprevisto e a cogliere le opportunità?

Prendere possesso delle proprie imperfezioni porta all’autenticità. Nella visione della filosofia Kintsugi, una ceramica intatta non è così speciale; è tutta uguale, senza caratteristiche distintive.

Sono i difetti a renderci unici, e condividerli con gli altri non fa altro che alimentare la nascita di relazioni più profonde ed autentiche.

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