La bellezza non è un’opinione

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Da circa due mesi sto frequentando un corso per certificarmi come Forager. Durerà più di un anno, due giorni al mese, in mezzo alla natura, al fango – tanto – in compagnia della pioggia in attesa che la bella stagione arrivi. I miei compagni di avventura sono persone che fanno mestieri completamente diversi dal mio.

Non è lavoro, non è famiglia e, almeno per il momento, non produce niente di rendicontabile. È stato un atto deliberato, esattamente per questo.

Sono sempre stata attratta dalla natura, non è una novità per chi mi conosce. Quello però di cui mi sto rendendo conto è che c’è una differenza tra un’attrazione e una scelta.

Formalizzare questa cosa è stato decidere che c’è un tempo che mi appartiene. MA anche la scoperta che in questa pratica c’è un’etica e una lentezza obbligata.

Non puoi raccogliere senza sapere cosa stai guardando. Non puoi prendere tutto e non puoi strappare. Devi conoscere la pianta, sapere quando raccogliere e quando lasciare stare.

Questa cosa mi ha colpita fin dalla prima uscita. C’è una qualità nell’approccio di chi pratica il foraging; la consapevolezza che quello che fai ha conseguenze, e che le conseguenze riguardano qualcosa di più grande di te.

Il mio background accademico appartiene al mondo dell’architettura. Anni a ragionare su proporzioni, equilibrio, relazione tra le parti. La bellezza, in quel contesto, era prima di tutto funzionale. Una cosa era bella quando stava al suo posto, quando aveva senso rispetto a ciò che la circondava e agli individui che l’avrebbero fruita.

La ritrovo qui, in mezzo agli alberi, guardando per terra. La ritrovo in un fiore ormai essiccato che ho trovato qualche settimana fa non so ancora il nome esatto, che era esattamente al suo posto (è la foto di questo articolo)

Ma la ritrovo anche nelle persone.

La bellezza, per me, ha a che fare con il senso di responsabilità. Con la cura per il contesto, con la coerenza tra quello che si dichiara e quello che si fa. La cerco nelle persone con cui lavoro, in quella solidità di fondo, nel rapporto onesto con ciò che si è e ciò che si comunica.

Condividere una passione con persone che non sanno nulla del mio settore mi sta dando la conferma che certi valori non appartengono a un mestiere, li ritrovo uguali in un cuoco, in un agronomo, in un medico, in un’insegnante.

Non è un caso che ci ritroviamo tutti lì, con gli scarponi luridi, a (re)imparare ad osservare e non guardare per terra.

Che la bellezza salverà il mondo ci ho sempre creduto. Le persone che si prendono cura di come fanno le cose cambiano la qualità di quello che costruiscono intorno a loro. E questo, nel tempo, conta. Continuo ancora di più a crederci.

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