Il pane cuoce meglio se non apri il forno ogni cinque minuti.

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(Perché allontanarsi dai social può migliorare quello che ci scrivi sopra.)

Il Financial Times ha pubblicato uno studio commissionato alla piattaforma GWI -su 250.000 persone in 50 Paesi: rispetto al 2014, sia la fruizione passiva che quella attiva dei social sono crollate, del 10% e del 25%.

John Burn-Murdoch, giornalista che ha commentato la ricerca, ha affermato che con il passaggio dal browsing consapevole a quello automatico, l’esperienza si è degradata tanto da spingere le persone verso modi più sani di usare il proprio tempo.

Quindi le persone si sono stancate, sì, ma non dei contenuti. Vogliono scrivere e leggere qualcosa su cui valga la pena fermarsi.

Fino a qualche tempo fa, l’ansietta di non mancare mai all’appello con i post settimanali ce l’avevo anch’io, di brutto.

La chiamano FOMO, fear of missing out. Suona come una sindrome moderna e un po’ intellettuale, ma nella pratica è una roba molto più banale: è il pensiero fisso che se non pubblichi, sparisci. Che gli altri stanno costruendo un impero mentre tu sei ferma. Che ogni giorno senza un post è un giorno regalato alla concorrenza.

È quella vocina che ti fa aprire LinkedIn alle undici di sera, dopo una giornata di lavoro, per controllare se qualcuno ha pubblicato qualcosa che avresti dovuto scrivere tu. È la sensazione di essere sempre in ritardo su un treno che non sai nemmeno dove sta andando.

Così passavo le serate al pc a scrivere contenuti che non mi soddisfacevano mai. Revisioni su revisioni. Stavo ricreando esattamente ciò da cui ero scappata lasciando la mia azienda: tensione costante, ansia da performance.

Poi ci ha pensato la vita a rimettere le priorità al posto giusto. È arrivata mia figlia Margherita.

Con lei ho dovuto riorganizzare tutto. Le serate erano un alternarsi di ninne nanne, pappe da preparare per lo svezzamento e salto carpiato sul divano per la stanchezza accumulata. Le pubblicazioni settimanali potevano saltare per una corsa dal medico.

Per non parlare quindi di tutte quell pubblicazioni settimanali saltate per una corsa dal medico.

Così ho fatto quello che dico spesso ai miei clienti: ho preso le distanze. Soprattutto ho deciso di essere più indulgente con me stessa.

E ho scoperto una cosa strana. Quello che scrivevo dopo, non solo mi corrispondeva di più, ma aveva più senso anche per chi mi legge. Le idee migliori sono venute osservando le persone al mercato, chiacchierando con un’altra mamma al parco, impastando il pane.

Allontanandomi per forza, ho smesso di vivere pensando a cosa pubblicare. Gli obiettivi ci sono ancora, ma non controllo più ossessivamente se sto facendo abbastanza.

E per dirla tutta, il pane cuoce meglio se non apri il forno ogni cinque minuti. Vale anche per quello che scrivi.

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Sono Valentina Gherardi, lavoro con imprenditori, figure executive e professionisti senior per costruire strategie di personal branding che rafforzano il posizionamento, generano riconoscibilità e aprono nuove opportunità professionali.

Se stai ripensando la tua presenza online o vuoi sviluppare una narrazione più efficace su LinkedIn, possiamo lavorarci insieme: scrivimi qui.

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