Sono settimane che osservo il nuovo algoritmo 360brew con un misto di curiosità e scetticismo. Non perché gli aggiornamenti mi spaventino, fanno parte del gioco, ma perché ogni algoritmo porta con sé un messaggio nascosto, una direzione e, talvolta, un invito.
E più leggo, confronto, analizzo e testo, più mi sembra che questa volta il nostro caro LinkedIn stia dicendo qualcosa che va oltre la solita ottimizzazione tecnica. Sembra quasi che ci suggerisca questo: sveglia gente, uscite dagli schemi! O meglio, smettetela di costruire schemi su ciò che non ne ha più bisogno. Ma andiamo per gradi.
Le novità del 360brew, senza il folklore dei segreti dell’algoritmo
Sicuramente avrai visto molti contenuti condivisi sulla rete. Ti restituisco una sintesi degli aspetti più interessanti in ottica di personal branding.
- La visibilità è più distribuita nel tempo. Non vinci nei primi 30 minuti, vinci se il contenuto è rilevante anche dopo 24 o 72 ore. Hai notato commenti sotto post pubblicati una o due settimane fa? Ne parlavo in questo articolo già a luglio.
- Conta la conversazione che generi. Non i commenti ornamentali o i ringraziamenti asettici. Valgono i commenti che aprono spiragli a nuove conversazioni e punti di vista.
- Il tuo profilo pesa più del singolo post. L’algoritmo cerca coerenza in tutto quello che scrivi e nelle tue informazioni. L’episodio fortunato può capitare, ma poi si ferma lì.
- La pertinenza è tornata protagonista. Su questo ho ancora qualche dubbio, LinkedIn ogni tanto ha le sue défaillance, però in linea di massima tende a spingere ciò che è utile alla tua rete, non ciò che piace a tutti.
Cosa dice questo algoritmo a chi vuole fare personal branding
Nelle ultime settimane ho iniziato a leggere questo aggiornamento come un cambio di prospettiva. Una piattaforma enorme, spesso intasata da contenuti simili, sembra stia iniziando a premiare un’altra logica: meno conformità, più coraggio. Meno timing perfetto, più sostanza. Meno imitazione, più direzione personale.
Per anni ci siamo detti quando postare, quanto scrivere, come iniziare, quanto lungo farlo. Poi arriva 360brew e all’improvviso valorizza ciò che non puoi pianificare con un foglio Excel, la tua voce.
C’è un passaggio nel libro “L’importanza di osare” di Jean Case che mi è rimasto impresso: ogni innovazione nasce quando qualcuno decide di dire sì dove altri hanno detto no. Non dire sì a tutto, dire sì al cambiamento.
Guardando 360brew attraverso questa lente, l’algoritmo non è innovativo di per sé. Lo diventa perché premia chi ha il coraggio di innovare il proprio modo di stare su LinkedIn. Non chiede un contenuto perfetto, ma un contenuto sincero, denso, riconoscibile. Non chiede regolarità meccanica, ma continuità logica. In un certo senso, LinkedIn sembra aver capito che l’omologazione uccide il valore della piattaforma. E sta provando a premiare il contrario.
Come osare con strategia
Osare non significa diventare eccentrici e postare qualsiasi cosa. Osare significa smettere di replicare ciò che funziona per gli altri e iniziare a testare ciò che funziona per te.
Alcune strade che possono portarti vantaggio nel lungo periodo:
- Racconta ciò che nel tuo settore viene taciuto. Le contraddizioni, le zone grigie, le obiezioni, i pezzi di esperienza che restano nelle retrovie. Quelli che fanno dire a chi legge: “finalmente qualcuno lo dice.”
- Pubblica quando hai una riflessione che merita. L’era del “martedì alle 9:12” è finita. Conta la rilevanza, non l’orario.
- Abbandona lo stesso format usato per mesi. Caroselli, storytelling, analisi, lettere aperte, mini-saggi, post brevi. La varietà non è confusione, è dimostrazione di ampiezza.
- Commenta con un punto di vista. I commenti profondi oggi sono più efficaci di tanti post mediocri. Lo sostengo da sempre e ora ne sto avendo conferma.
Una domanda da farti
Qual è quella cosa che non hai mai osato fare su LinkedIn perché “non funzionava”?
Se c’è qualcosa che questo aggiornamento sta dicendo, anche sottovoce, è proprio questo: non è più il momento di compiacere l’algoritmo, è il momento di distinguersi (alleluja!).
Ti è stato utile questo articolo?
Sono Valentina Gherardi, lavoro con imprenditori, figure executive e professionisti senior per costruire strategie di personal branding che rafforzano il posizionamento, generano riconoscibilità e aprono nuove opportunità professionali.
Se stai ripensando la tua presenza online o vuoi sviluppare una narrazione più efficace su LinkedIn, possiamo lavorarci insieme: scrivimi qui.
Home » Appunti dal Blog » E se LinkedIn ci stesse chiedendo di osare?
E se LinkedIn ci stesse chiedendo di osare?
Indice
Sono settimane che osservo il nuovo algoritmo 360brew con un misto di curiosità e scetticismo. Non perché gli aggiornamenti mi spaventino, fanno parte del gioco, ma perché ogni algoritmo porta con sé un messaggio nascosto, una direzione e, talvolta, un invito.
E più leggo, confronto, analizzo e testo, più mi sembra che questa volta il nostro caro LinkedIn stia dicendo qualcosa che va oltre la solita ottimizzazione tecnica. Sembra quasi che ci suggerisca questo: sveglia gente, uscite dagli schemi! O meglio, smettetela di costruire schemi su ciò che non ne ha più bisogno. Ma andiamo per gradi.
Le novità del 360brew, senza il folklore dei segreti dell’algoritmo
Sicuramente avrai visto molti contenuti condivisi sulla rete. Ti restituisco una sintesi degli aspetti più interessanti in ottica di personal branding.
Cosa dice questo algoritmo a chi vuole fare personal branding
Nelle ultime settimane ho iniziato a leggere questo aggiornamento come un cambio di prospettiva. Una piattaforma enorme, spesso intasata da contenuti simili, sembra stia iniziando a premiare un’altra logica: meno conformità, più coraggio. Meno timing perfetto, più sostanza. Meno imitazione, più direzione personale.
Per anni ci siamo detti quando postare, quanto scrivere, come iniziare, quanto lungo farlo. Poi arriva 360brew e all’improvviso valorizza ciò che non puoi pianificare con un foglio Excel, la tua voce.
C’è un passaggio nel libro “L’importanza di osare” di Jean Case che mi è rimasto impresso: ogni innovazione nasce quando qualcuno decide di dire sì dove altri hanno detto no. Non dire sì a tutto, dire sì al cambiamento.
Guardando 360brew attraverso questa lente, l’algoritmo non è innovativo di per sé. Lo diventa perché premia chi ha il coraggio di innovare il proprio modo di stare su LinkedIn. Non chiede un contenuto perfetto, ma un contenuto sincero, denso, riconoscibile. Non chiede regolarità meccanica, ma continuità logica. In un certo senso, LinkedIn sembra aver capito che l’omologazione uccide il valore della piattaforma. E sta provando a premiare il contrario.
Come osare con strategia
Osare non significa diventare eccentrici e postare qualsiasi cosa. Osare significa smettere di replicare ciò che funziona per gli altri e iniziare a testare ciò che funziona per te.
Alcune strade che possono portarti vantaggio nel lungo periodo:
Una domanda da farti
Qual è quella cosa che non hai mai osato fare su LinkedIn perché “non funzionava”?
Se c’è qualcosa che questo aggiornamento sta dicendo, anche sottovoce, è proprio questo: non è più il momento di compiacere l’algoritmo, è il momento di distinguersi (alleluja!).
Ti è stato utile questo articolo?
Sono Valentina Gherardi, lavoro con imprenditori, figure executive e professionisti senior per costruire strategie di personal branding che rafforzano il posizionamento, generano riconoscibilità e aprono nuove opportunità professionali.
Se stai ripensando la tua presenza online o vuoi sviluppare una narrazione più efficace su LinkedIn, possiamo lavorarci insieme: scrivimi qui.
APPUNTI DEL BLOG
Vuoi approfondire altri contenuti?
Personal branding e narcisismo: perché l’egocentrismo non è una novità
La bellezza non è un’opinione
L’illusione dell’unicità: perché molti professionisti si raccontano tutti allo stesso modo
Il pane cuoce meglio se non apri il forno ogni cinque minuti.
Riunioni di condominio
Punti di forza trattati come dettagli, debolezze spacciate per virtù.