Quello che gli altri capiscono di noi non sempre coincide con quello che avevamo in mente.
Possiamo definirci strategici, autorevoli, concreti, visionari. Possiamo scriverlo in una bio, in un profilo, in una presentazione. Se però quelle parole non trovano conferma nella nostra presenza professionale, restano pure dichiarazioni.
L’identità intenzionale riguarda la scelta di rendere leggibile una parte precisa della nostra identità professionale.
Identità è ciò che tiene insieme il nostro percorso nel tempo: esperienze, competenze, responsabilità, scelte, modo di lavorare. Intenzionale indica una direzione e non ha a che fare con la costruzione artificiale di un’immagine, ma con la decisione di rendere più riconoscibili alcuni elementi del nostro profilo.
La reputazione percepita è l’altra metà del discorso.
È il modo in cui gli altri ci leggono, ci ricordano e ci sintetizzano sulla base degli elementi che hanno a disposizione. Non coincide sempre con ciò che siamo, né con ciò che vorremmo rappresentare. È una ricostruzione esterna, spesso parziale, fatta di segnali osservati, esperienze dirette, passaparola, contenuti, contesti e associazioni mentali.
Lo scarto nasce quando l’identità che vorremmo rendere riconoscibile non trova conferma nella reputazione che gli altri stanno costruendo di noi.
Nessuno viene compreso nella sua interezza. Ogni persona, soprattutto quando ha una storia professionale lunga e stratificata, viene sintetizzata dagli altri. Vale la pena chiedersi se quella sintesi ci restituisce in modo corretto oppure se ci blocca dentro una versione parziale, superata o troppo generica.
Gli altri si fanno un’idea di noi attraverso molti indizi. Il titolo che usiamo. I temi su cui torniamo. I contesti in cui scegliamo di esserci. Le persone con cui dialoghiamo. Il modo in cui commentiamo, interveniamo, prendiamo posizione o restiamo in silenzio. Anche la frequenza con cui presidiamo certi argomenti comunica qualcosa.
Sono dettagli solo in apparenza che, con il tempo, costruiscono una traccia.
Quella traccia aiuta chi ci osserva a capire cosa facciamo, per cosa siamo credibili, in quale territorio professionale collocarci, su quali temi coinvolgerci e in quali conversazioni possiamo portare un contributo riconoscibile.
Non possiamo controllare ciò che gli altri pensano di noi. Possiamo però ridurre la distanza tra ciò che siamo, ciò che vogliamo rappresentare e ciò che gli altri riescono a leggere.
Primo accorgimento: le prove
Dire strategico o autorevole non basta. Serve capire dove quella caratteristica diventa visibile: nei contenuti che pubblichiamo, nei contesti che frequentiamo, nelle relazioni che coltiviamo, nei risultati che portiamo, nel modo in cui gli altri ci presentano.
Secondo accorgimento: il livello da cui comunichiamo
Molti professionisti continuano a comunicare dal ruolo da cui provengono, non da quello verso cui stanno andando. Un manager che vuole essere letto come figura di visione resta ancorato a contenuti operativi. Un imprenditore che vuole rappresentare una direzione lascia che parli solo l’azienda.
Terzo accorgimento: ciò che consideriamo presenza professionale
Non contano solo i contenuti pubblicati ma anche i commenti lasciati sotto un post, una relazione pubblica ed una scelta di posizionamento. Sono segnali che mostrano dove scegliamo di stare, con chi, su quali temi e con quale qualità di pensiero.
L’identità intenzionale serve a lasciare indizi più chiari. La reputazione percepita ci dice se quegli indizi stanno arrivando davvero.
Molte opportunità non nascono quando siamo presenti a spiegare il nostro percorso ma quando qualcun altro deve nominarci, presentarci o proporci. In quel caso userà gli elementi che ha raccolto.
Se quegli elementi sono deboli o incoerenti, anche la sintesi che verrà fatta di noi sarà più povera del nostro percorso reale dimostrando (ahimé) che lo scarto tra identità intenzionale e reputazione percepita è ancora quello spazio in cui rischiamo di essere letti sotto tono, fuori fuoco o ancora legati a una versione professionale che non ci rappresenta più.
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Sono Valentina Gherardi, lavoro con imprenditori, figure executive e professionisti senior per costruire strategie di personal branding che rafforzano il posizionamento, generano riconoscibilità e aprono nuove opportunità professionali.
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