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Perchè fare Personal Branding in Azienda fa bene

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Spesso chi lavora come dipendente all’interno di un’azienda è convinto che il Personal Branding non gli serva o comunque che non sia utile per il suo lavoro. Recentemente ho lavorato con una azienda italiana che mi ha chiesto di coinvolgere i propri dipendenti in una formazione dedicata al Personal Branding.

Aziende e Persone Chiave

Che si tratti di un giovane alla sua prima esperienza, di un sales manager o di un impiegato amministrativo, le aziende oggi hanno bisogno di avere al proprio interno delle risorse chiave. Persone consapevoli del proprio ruolo, del contesto e dell’immagine aziendale che, grazie al loro posizionamento, valorizzino l’organizzazione con la quale lavorano.

Come scriveva Tom Peters nel suo celebre articolo su Fast Company Magazine: “Siamo amministratori delegati delle nostre aziende. Oggi, per avere un business di successo, il nostro lavoro più importante è quello di essere responsabile marketing per il marchio chiamato Tu“. L’articolo, del 1997, sottolineava il ruolo che il personal branding gioca nella ricerca del lavoro e nello sviluppo personale e professionale. Sono passati 25 anni, ed il mercato è completamente cambiato diventando, con l’avvento dei social, ancora più sofisticato e competitivo.

Non mi dilungherò quindi nel ribadire che, soprattutto online, il brand personale di un dipendente è una risorsa di inestimabile valore per costruire la fiducia di un’azienda.

Conoscere i confini, sostenere ed incentivare il Personal Branding della singola persona aiuta a creare un’azienda di persone note e partecipi: gli Ambassador. Porta alla nascita di una narrazione potente dell’organizzazione e della sua gente dove, ogni attività, lavorando in concerto con un’altra, amplifica i suoi risultati.

Fare Personal Branding per aprire nuovi mercati

Gary Vaynerchuk, presidente di VaynerX e CEO di VaynerMedia, aveva un obiettivo preciso quando iniziò a fare video su come scegliere il vino da bere: promuovere la sua azienda vinicola di famiglia.

Come spesso racconta nelle sue interviste, non ha intrapreso intenzionalmente un percorso di sviluppo del proprio marchio personale, ma ha riconosciuto il desiderio innato delle persone di connettersi con altri esseri umani reali rispetto ai marchi aziendali. Gary oggi oltre a ad essere un imprenditore di grande successo, gestisce un canale Youtube ed è certamente uno dei pionieri del personal branding.

Il Personal Branding alleato nel business

Ci fidiamo più delle persone che dei brand. Ci impegniamo di più con le persone che con i marchi“, è ciò che afferma Ryan Erskine, senior brand strategist di BrandYourself.  E continua “Se non coinvolgi i tuoi dipendenti sui social media, stai perdendo terreno rispetto alle aziende che lo fanno. Le aziende che incoraggiano i loro dipendenti a creare e coltivare i loro marchi personali godono di enormi benefici“.

Musica per le mie orecchie e per chi, come me, crede nella potenza delle persone all’interno delle aziende!

Ma lo sapevi che, ad esempio, un post aziendale su LinkedIn viene codiviso 24 volte più frequentemente quando è postato da un dipendente rispetto alla pagina del marchio stesso?

I dipendenti hanno 10 volte più follower rispetto agli account social della loro azienda, ed i contenuti condivisi da loro ricevono 8 volte in più engagement rispetto ai contenuti condivisi dal canale aziendale.

Non male, eh?

Bilanciare la crescita dei dipendenti e dell’azienda

Come riporta Dorie Clark, CEO di Clark Strategic Communications, è comune che ci sia tra le aziende della ritrosia nel favorire ed incoraggiare il personal branding tra i propri dipendenti.

Anche dalla mia esperienza ho riscontrato la naturale preoccupazione (o luogo comune?) che se un dipendente costruisce un forte marchio personale, diventerà più vendibile e sarà preso dai concorrenti.

In verità, questa è solo una possibilità. Ma la risposta non è quella di trattenere i dipendenti imponendo loro di mantenere un basso profilo.

Le aziende che puntano al proprio reale miglioramento,  vogliono che i propri dipendenti crescano e prosperino. Riconoscono che un profilo più alto possa attrarre nuovi clienti e nuove risorse.

E poi, lasciamelo dire: è compito dell’azienda creare un ambiente sano e soddisfacente che le stesse persone non vogliono lasciare. Anche in caso di scelta.

“Anche se un individuo costruisce una forte reputazione e successivamente se ne va, non sono tutte cattive notizie per il datore di lavoro”, dice William Arruda.

L’impegno e la reputazione aumentano quando le aziende consentono alle proprie Persone di sviluppare i loro marchi. E anche se vanno altrove, rimarranno comunque ambasciatori dell’organizzazione e, non è escluso, che in futuro tornino a far parte dell’ azienda.

Se vuoi saperne di più, scrivimi quì 

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