Oltre il primo posto di Andrea Orcel: cosa raccontano i dati Top Manager Reputation

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Ho letto con interesse l’ultima rilevazione dell’Osservatorio permanente Top Manager Reputation, curato da Reputation Manager. Nella classifica di agosto 2026 Andrea Orcel, CEO di UniCredit, torna al primo posto con uno score di 90,81, davanti a Carlo Messina e Pier Silvio Berlusconi.

Il semestre record di UniCredit ha certamente un peso nel risultato. Ma fermarsi al primo posto significa perdere la parte più interessante della classifica.

Se si osservano insieme punteggio, variazioni mensili, metodologia e composizione della graduatoria, emergono alcune indicazioni utili per capire come si costruisce e come viene misurata la reputazione online di un top manager.

Ne ho raccolte sei.

1. Andrea Orcel è primo nella Top Manager Reputation, ma il suo score è quasi fermo

Dal punto di vista della graduatoria, Orcel sorpassa tutti. Il suo score, però, passa da 90,64 a luglio a 90,81 ad agosto: appena 0,17 punti in più.

Il cambiamento al vertice dipende molto di più da ciò che accade intorno a lui. Pier Silvio Berlusconi, primo a luglio con 92,06 punti, scende infatti a 90,17: una variazione di -1,89 punti.

Anche osservando le tre rilevazioni di giugno, luglio e agosto il dato diventa interessante: Orcel passa dal terzo al primo posto mentre il suo punteggio si muove tra 90,86, 90,64 e 90,81, una fascia di appena 0,22 punti.

Questo mostra bene perché posizione in classifica e andamento dello score non vadano confusi. Un avanzamento nel ranking può avvenire anche in presenza di una sostanziale stabilità reputazionale, semplicemente perché cambiano le performance degli altri manager osservati.

2. I manager che crescono di più ad agosto non sono quelli al vertice

Il confronto tra luglio e agosto restituisce un’altra informazione che la sola posizione in classifica tende a nascondere. All’interno della Top 20, Giuseppe Castagna guadagna circa 3,74 punti, Luigi Lovaglio 3,71, Pietro Labriola 1,96, Claudio Andrea Gemme 1,74 e Matteo Del Fante 1,72.

Andrea Orcel, come abbiamo visto, cresce di appena 0,17 punti. Le accelerazioni reputazionali più forti del mese stanno quindi avvenendo altrove. È una distinzione importante: ranking, valore assoluto dello score e dinamica reputazionale descrivono fenomeni diversi. Essere primi non significa necessariamente essere il manager la cui reputazione sta crescendo più velocemente.

3. Cosa misura davvero Top Manager Reputation?

Qui serve una precisazione, soprattutto quando si parla genericamente di classifica della reputazione dei manager.

Top Manager Reputation misura la reputazione online delle figure apicali osservate dall’Osservatorio.

La base dati è costituita da contenuti digitali rilevabili online: articoli, video, immagini, social e altre fonti informative riferibili all’executive. A ogni contenuto viene attribuito un peso reputazionale sulla base di oltre cento parametri, tra cui sentiment, rilevanza, pertinenza e importanza della fonte.

Il modello considera inoltre sia la reputazione storica, costruita dalla stratificazione dei contenuti nel tempo, sia quella istantanea, legata a quanto accade in un determinato periodo. E distingue l’intensità della presenza dalla sua qualità reputazionale.

Lo score mensile risultante va da 0 a 100. Questa precisazione non riduce il valore dell’Osservatorio. Al contrario, permette di interpretarne correttamente i risultati.

90,81 non rappresenta una misurazione universale della reputazione di Andrea Orcel presso tutti i suoi stakeholder.

È la quantificazione della sua reputazione all’interno del sistema informativo digitale analizzato dal modello.

Azionisti, dipendenti, regolatori, clienti, mercato finanziario, comunità professionale e opinione pubblica possono maturare percezioni differenti e non necessariamente sovrapponibili. La classifica, infatti, non misura direttamente attraverso un sondaggio ciò che ciascuno di questi stakeholder pensa del manager.

La reputazione che osserviamo dipende quindi anche dal luogo nel quale la osserviamo e dai segnali che siamo in grado di rilevare.

4. Reputazione del CEO e performance aziendale: il problema dell’attribuzione

L’Osservatorio associa esplicitamente la posizione di Andrea Orcel ai risultati di UniCredit e alle operazioni strategiche della banca. Lo stesso avviene con altri manager: Carlo Messina viene letto attraverso Intesa Sanpaolo e il consolidamento bancario, Claudio Descalzi attraverso Eni, Flavio Cattaneo attraverso Enel, Matteo Del Fante attraverso Poste Italiane.

La reputazione del CEO e quella dell’organizzazione non sono compartimenti stagni.

Più un amministratore delegato viene identificato con la strategia dell’azienda, più risultati, decisioni, operazioni straordinarie e crisi organizzative diventano segnali reputazionali associati anche alla sua persona.

Il semestre record di UniCredit, quindi, non racconta soltanto qualcosa sull’azienda. Diventa anche uno degli elementi attraverso cui viene interpretata la leadership di chi la guida. È un passaggio importante perché chiarisce anche un frequente equivoco sul reputation management. La comunicazione può rendere leggibili decisioni e risultati, collegarli a una visione e dare coerenza ai segnali. Non può sostituire la sostanza che dovrebbe generare reputazione.

5. La reputazione ha memoria: dall’evento all’attribuzione

Un altro elemento particolarmente interessante della metodologia di Top Manager Reputation riguarda il fattore tempo. Il modello non considera soltanto ciò che accade nel mese, ma incorpora anche la reputazione storica. Un semestre eccellente può contribuire al risultato corrente, ma non crea da solo una reputazione. Una performance positiva isolata può produrre attenzione. Una sequenza di performance positive può progressivamente generare un’attribuzione: “è un manager che produce risultati”.

Allo stesso modo, una serie di operazioni internazionali può far emergere nel tempo un’altra associazione: “è uno dei protagonisti del consolidamento bancario europeo”. Il passaggio interessante avviene proprio qui.

La reputazione comincia a diventare capitale quando un fatto smette di essere interpretato come episodio e inizia a essere associato stabilmente a una persona. È la continuità tra risultati, comportamenti, decisioni e segnali pubblici a rendere alcune caratteristiche progressivamente riconoscibili agli occhi degli altri.

6. Donne e Top Manager Reputation: cosa possiamo davvero dedurre dai dati?

Guardando l’intera classifica di agosto 2026, su 200 manager presenti solo 17 sono donne: l’8,5% del totale.

Nessuna compare nella Top 10. Nella Top 20 troviamo Cristina Scocchia, CEO di illycaffè, al 15° posto, e Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, al 20°.

Allargando lo sguardo, però, emerge un dato meno immediato: le donne rappresentano il 12% della Top 50 e il 10% della Top 100.

La classifica mostra quindi una fortissima sottorappresentazione femminile nell’universo dei 200 manager osservati, ma non sembra mostrare, almeno a una prima lettura, che le donne presenti siano concentrate prevalentemente nelle posizioni più basse. È importante non spingersi oltre ciò che questi numeri permettono di sostenere.

Diciassette osservazioni sono poche e, soprattutto, la graduatoria riguarda i 200 manager inclusi nell’Osservatorio. Questi dati, da soli, non consentono di dimostrare l’esistenza o l’assenza di un gender reputation gap. Permettono però di formulare una domanda diversa.

Se le donne rappresentano appena l’8,5% dei manager presenti nell’Osservatorio, mentre quelle che vi entrano non risultano semplicemente relegate nella parte bassa della graduatoria, una parte del problema potrebbe trovarsi prima ancora della misurazione della reputazione. Quante donne accedono ai ruoli, alle organizzazioni, alle decisioni e ai contesti capaci di generare una quantità elevata di capitale reputazionale pubblico?

È forse questo l’aspetto più interessante che emerge andando oltre il primo posto di Andrea Orcel.

Una classifica reputazionale diventa utile non soltanto quando ci dice chi occupa la prima posizione, ma quando ci permette di osservare come risultati, decisioni, esposizione e attribuzioni si sedimentano nel tempo fino a diventare reputazione. E, ancora prima, chi ha accesso alle condizioni capaci di produrne molta.

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